CATETERISMO E STOMIE

INDICE

  1. CATETERE VESCICALE: COS’E’ E COME SI GESTISCE
  2. RISCHI E SEGNALI D’ALLARME DEL CATETERISMO VESCICALE
  3. STOMIE: COSA SONO E COME INTERVIENE L’INFERMIERA?
  4. RISCHI E PROBLEMI LEGATI ALLE STOMIE

Il catetere vescicale è un tubicino sterile di varia lunghezza, di diversi materiali  (lattice, silicone, polimerico tipo idrogel, PVC), che viene utilizzato in pratica clinica per permettere la fuoriuscita dell’urina all’esterno, previo l’inserimento nella vescica per via transuretrale o sovrapubica.

Il cateterismo vescicale rappresenta una manovra (o intervento procedurale) infermieristica di drenaggio, il cui sistema è formato dal catetere stesso, da un circuito di drenaggio e da una sacca io contenitore) di raccolta.

Il cateterismo vescicale è utilizzato a scopo di:

  • diagnosi (per es. nel monitoraggio della diuresi);
  • terapia (per es. nelle neoplasie vescicali);
  • evacuativo (per es. nella ritenzione idrica quando è necessario effettuare l’evacuazione delle urine e lo svuotamento della vescica).

Il suo uso, essendo associato ad un particolare rischio di infezioni, sarà prescritto dal medico ai pazienti per i quali non è possibile l’utilizzo di metodi alternativi (ad esempio nei casi di ostruzione delle vie urinarie, ritenzione urinaria, post-interventi chirurgici ecc);

A seconda delle particolarità del paziente e dello scopo della manovra, il posizionamento del catetere può essere di carattere provvisorio, intermittente o permanente.

In base allo scopo del cateterismo, all’età della persona, alle condizioni della minzione e alle caratteristiche delle urine, si valutano il tipo e il materiale del catetere da utilizzare, al fine di garantire un drenaggio adeguato senza provocare traumi al livello della mucosa uretrale.

Il cateterismo vescicale ha come indicazioni:

  • l’ostruzione delle vie urinarie (acuta o cronica);
  • la disfunzione neurologica della vescica;
  • il monitoraggio della bilancia idrosalina nei pazienti critici (per es. in stato di shock traumatico o stato comatoso)
  • dopo alcuni interventi chirurgici;
  • lo svuotamento vescicale nei pazienti terminali;
  • il trattamento di neoplasie vescicali (con impiego di farmaci topici);
  • i casi di macroematuria e piuria importanti;
  • incontinenza urinaria (nei casi in cui non sono possibili altre manovre).

2. RISCHI E SEGNALI D’ALLARME DEL CATETERISMO VESCICALE

L’educazione del paziente sulla gestione del catetere vescicale rappresenta uno degli elementi fondamentali per ridurne il rischio infettivo e garantire la miglior qualità di vita possibile.

Tra le buone pratiche quotidiane nel gestire il catetere vescicale, si contano:

  • la pulizia giornaliera del meato uretrale (il piccolo orifizio all’estremità esterna dell’uretra) dovrà essere fatta con acqua e sapone, senza disinfettanti o creme antibiotiche se non prescritte dal medico;
  • sotto la doccia, la sacca si può tenere attaccata al catetere e fissandola sotto il livello della vescica;
  • lavare e disinfettare le mani prima e dopo ogni pratica che preveda la manipolazione del catetere;
  • è importante non dare strappi alla sacca e non appoggiarla sul pavimento per evitare lesioni e contaminazioni;
  • è importante controllare che il tubicino di drenaggio non sia piegato od ostruito meccanicamente;
  • si deve assicurare un buon flusso di urine bevendo acqua in quantità idonee;
  • altrettanto importante è prevenire la stitichezza ed evitare gonfiore e pienezza intestinale.

 

Il cateterismo vescicale è una procedura infermieristica ad alto rischio di infezione; le infezioni delle vie urinarie (IVU) sono le più frequenti durante la degenza nelle strutture ospedaliere ed RSO; le stime italiane indicano che circa un terzo delle infezioni ospedaliere sono ascritte al tratto genito-urinario.

I segnali d’allarme da riconoscere in modo da poter intervenire tempestivamente sono:

  • dolore in regione vescicale o nel punto di inserimento del catetere
  • febbre alta improvvisa con brividi
  • malessere generale
  • sangue nelle urine
  • perdite di urine intorno al catetere
  • cambiamento del colore delle urine
  • cattivo odore
  • assenza delle urine da 2-3 ore

La ritenzione acuta di urine è un segnale d’allarme con carattere di urgenza e richiede un intervento medico e infermieristico immediato.

Generalmente la ritenzione acuta di urine si manifesta con difficoltà di minzione, dolore e bruciore, emissione frequente di piccole quantità di urina con successivo blocco; alla palpazione della regione sovrapubica si potrebbe sentire un rigonfiamento.

Altre complicanze del catetere vescicale includono traumi uretrali, spasmi della vescica; nei casi a lungo termine, formazione di calcoli renali o sviluppo di lesioni da decubito.

3. STOMIE: COSA SONO E COME INTERVIENE L’INFERMIERA?

Il termine ‘’stomia’’ proviene dal greco “stoma” e significa apertura o bocca.

Nella pratica medica, la stomia rappresenta la connessione o giunzione di un viscere cavo dell’apparato digerente – enterostomie (colostomia se interessa il colon; ileostomia se interessa l’intestino tenue) – o dell’apparato urinario – urostomie – con la superficie addominale, per permettere l’eliminazione delle feci o urine dall’organismo; viene eseguita tramite un piccolo intervento chirurgico e il materiale organico espulso (feci o urine) è raccolto in apposite sacche adesive fissate sulla cute circostante.

Nella maggioranza dei casi, la stomia è un’operazione salvavita che permette di liberarsi da dolore o malattie croniche, migliorando nettamente la qualità di vita della persona: dopo un periodo iniziale di adattamento, è possibile riprendere appieno le attività quotidiane, ritornare al lavoro, ricominciare a coltivare i propri interessi e hobby.

Le stomie possono avere carattere temporaneo o permanente.

Le stomie temporanee svolgono una funzione di protezione: dopo un adeguato periodo di tempo la stomia viene rimossa e il transito intestinale viene ripristinato mediante un secondo intervento chiamato di ricanalizzazione.

La scelta del miglior presidio dipende dal tipo e dalla localizzazione dello stoma, ma anche dalle peculiarità individuali (tipo di attività quotidiane, esigenze personali).

Colostomia

  • è un orifizio creato chirurgicamente nell’addome all’altezza del colon, in punti diversi a seconda dell’obiettivo dell’intervento
  • ha lo scopo di evitare il passaggio delle feci attraverso una parte del colon danneggiata o affetta da patologie
  • dalla colostomia effluiscono feci liquide, semisolide o solide e gas
  • può essere temporanea o permanente

Ileostomia

  • è un orifizio creato con intervento chirurgico sull’addome, all’altezza dell’intestino tenue, con lo scopo di evitare il passaggio di feci attraverso la sezione dell’intestino tenue interessata e l’intero colon
  • subito dopo l’intervento, generalmente effluiscono liquidi in modo continuo; in seguito, le feci diventeranno più spesse e solide
  • gli enzimi digestivi contenuti nei succhi intestinali rendono molto corrosiva la materia biologica effluente dalla ileostomia; motivo per cui è di vitale importanza proteggere la cute intorno alla stomia e prevenire danni tessutali e lesioni peristomali
  • può essere temporanea o permanente

 

Urostomia

  • è un orifizio creato chirurgicamente sulla superficie dell’addome, per il drenaggio dell’urina, con lo scopo di consentire l’eliminazione dell’urina dal corpo dopo aver asportato o bypassato la vescica urinaria
  • oltre l’urina, a volte può essere presente muco
  • generalmente è una stomia permanente
  • vi sono di vari tipi in base al metodo usato per deviare l’urina
  • l’intervento viene eseguito principalmente in seguito a gravi patologie della vescica, come tumori invasivi, traumi o anomalie congenite

 

 

4. RISCHI E PROBLEMI LEGATI ALLE STOMIE

L’assistenza fornita dai medici e infermieri comprende in modo esaustivo tutti gli aspetti del percorso di terapia e riabilitativo includendo anche quelli relativi alla quotidianità della persona assistita, nell’ottica di agevolare e garantire la migliore qualità di vita:

  • la scelta del giusto dispositivo ed insegnamento del suo corretto utilizzo,
  • le necessità particolari dell’alimentazione e idratazione, 
  • la scelta del tipo e sequenza dell’attività fisica e gestione del tempo libero, 
  • la cura dell’igiene personale,
  • la prevenzione e gestione delle complicanze,
  • il supporto relazionale ed emotivo.

Risulta di importanza cruciale che i pazienti con stomie o i loro caregivers acquisiscano un bagaglio di competenze specifiche per la gestione autonoma della stomia.

Durante i cambi, è importante:

  • rimuovere con cautela il presidio evitando movimenti bruschi che potrebbero causare traumi alla cute peristomale
  • utilizzare acqua e sapone neutro per la detersione dello stoma e della cute peristomale, evitando l’uso di disinfettanti ed antisettici a base alcolica
  • controllare la presenza di irritazioni o edema in sede della stomia

 

Dopo l’inserimento della stomia, le modifiche della funzione escretiva/evacuativa inducono necessariamente la rivisitazione del regime alimentare e dietetico; una dieta corretta aiuta a mantenere il benessere psicofisico e a ridurre il rischio di complicanze.

La terapia nutrizionale ha come obiettivi la regolarità intestinale, la riduzione di accumulo di gas e scorie nell’intestino, il mantenimento e controllo del peso corporeo; in quest’ottica, i consigli dietetici prevedono di:

  • evitare pasti abbondanti e masticare lentamente;
  • evitare (soprattutto nel primo periodo dopo aver inserito la stomia) l’assunzione di cibi ricchi di fibre e scorie, spezie e condimenti, in generale alimenti che fermentano molto;
  • evitare superalcolici e consumare con moderazione vino, caffè e tè
  • sbucciare la frutta e consumarla a piccoli pezzettini; preferire i centrifugati;
  • limitare il consumo di formaggi, uova, carni grasse, insaccati e salumi;
  • prediligere la cottura a vapore o bollitura evitando i fritti;
  • bere acqua in quantità idonea per reintegrare la perdita di liquidi

I segnali d’allarme da riconoscere per poter intervenire e risolvere le problematiche delle stomie sono:

  • dolori addominali diffusi o localizzati
  • blocco prolungato delle feci, scarsa o mancata evacuazione da più giorni
  • infiammazioni e irritazioni della zona peristomale
  • bruciore, prurito e arrossamento diffuso della pelle
  • sanguinamenti
  • febbre
  • aumento o perdita di peso

e in particolare per le urostomie:

  • interruzione del flusso urinario (possibile ostruzione del catetere)
  • dolore addominale o renale
  • febbre
  • distacco o dislocazione dei cateterini

 


Le complicanze stomali possono essere precoci (i primi giorni e fino a 2 settimane dopo l’intervento) o tardive (oltre 15 giorni dopo l’intervento).

Tra le complicanze delle stomie si contano:

  • irritazioni ed infiammazioni della cute peristomale (dermatite)
  • lesioni da pressione o da stripping (dovute a movimenti bruschi durante il cambio della placca)
  • prolasso stomale (la protrusione dell’intestino, parziale o totale, attraverso lo stoma)
  • ernia parastomale (cedimento muscolare che provoca rigonfiamento della parete addominale attorno alla stomia; può condurre a intasamento e occlusione intestinale)
  • stenosi (restringimento) dell’orifizio stomale
  • ischemia dello stoma, dovuta alla riduzione del flusso sanguigno nella zona peristomale


I fattori di rischio più significativi che aumentano le probabilità di complicanze stomali sono

  • lo stato nutrizionale e il peso corporeo (sovrappeso e obesità);
  • l’età;
  • la compresenza di patologie del metabolismo; dell’intestino (come la Sindrome dell’intestino irritabile); il diabete; le malattie tumorali
  • l’assunzione cronica di farmaci immunosoppressori o steroidei.

Le complicanze del complesso stomale possono incidere significativamente sulla qualità di vita delle persone: per i pazienti e loro caregivers è importante conoscere in dettaglio le buone pratiche di controllo e mantenimento, pianificare ed eseguire in modo adeguato il confezionamento delle stomie, sapere riconoscere i segnali d’allarme e riportarli subito all’attenzione dello specialista per poter intervenire tempestivamente e risolvere i problemi.

Ambulatorio Pelizzo a Udine pone a disposizione degli utenti il servizio infermieristico per cateterismo e stomie, con il controllo del buono stato e funzionamento del presidio; il servizio è disponibile da lunedì a sabato mattina su prenotazione.

Inoltre gli utenti possono richiedere la consulenza nutrizionale con il Nutrizionista, per essere aiutati e guidati nel percorso di riassestamento del regime alimentare e nutrizionale più idoneo alle proprie esigenze individuali.

Sono altresì disponibili interventi della sfera infermieristica quali iniezioniprelievi venosi per analisi del sanguetelecardiologia ; 

medicazioni e bendaggi e tanto altro.

Tutti i servizi infermieristici sono eseguibili sia in sede di ambulatorio che a domicilio della persona assistita: per tutte le informazioni non esitate a contattarci.

 

(a cura della Drssa Afrodita Alexe)

fonti essenziali

Nurse24.it

https://www.msdmanuals.com/

https://asugi.sanita.fvg.it/export/sites/aas1/it/documenti/all_dao/mat_info/dai_chir_urostomia_rev_01.pdf

https://www.e-medical.it/blog/category/cateterismo-e-stomia/

 

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