IVC, INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA

INDICE

  1. IVC, INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA: COS’È E COME SI MANIFESTA?
  2. I SEGNI E SINTOMI PIÙ COMUNI DELLA IVC
  3. I FATTORI DI RISCHIO E MALATTIE CORRELATE DELLA IVC
  4. LA DIAGNOSI DELLA IVC (ANAMNESI, ANALISI DEL SANGUE, INDAGINI E TEST)
  5. CURA E PREVENZIONE DELLA IVC

1. IVC, INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA: COS'E' E COME SI MANIFESTA?

IVC, insufficienza venosa cronica: definizione e generalità

Per insufficienza venosa cronica (IVC) si intende l’alterazione permanente della circolazione venosa degli arti inferiori dovuta principalmente a difetti delle pareti venose o delle valvole di chiusura delle vene stesse, che comportano ristagno di sangue a livello periferico e la riduzione del ritorno venoso verso il cuore.

La IVC ha una prevalenza del 25% nell’ambito delle malattie croniche importanti, con un rapporto d’incidenza di 3:1 tra donne e uomini, interessa soprattutto la fascia d’età oltre 50anni e secondo gli studi clinici più accurati, nella maggior parte dei casi è correlabile ad una malattia cronica organica o funzionale (malattie cardiache; insufficienza circolatoria cerebrale; ictus; malattie renali; diabete; malattie autoimmuni).

Le cause del ristagno di sangue nelle vene

L’insufficienza venosa cronica si sviluppa quando si verificano delle alterazioni nel funzionamento del drenaggio del flusso venoso verso l’alto, ovvero quando vi sussiste un ristagno di sangue nelle vene con interruzione di varia entità del processo di ritorno del sangue verso il cuore.

Il processo di ritorno del sangue venoso dagli arti inferiori verso il cuore avviene tramite meccanismi particolari che nel loro insieme formano le pompe venose periferiche, chiamate anche ‘’cuore periferico’’: per permettere al sangue venoso di risalire dalla periferia verso il cuore, quindi contro la forza della gravità, questi meccanismi impiegano sia la contrazione dei muscoli delle gambe sia l’azione delle valvole presenti all’interno delle pareti dei vasi venosi (ogni contrazione del muscolo comporta una spinta del sangue nei vasi venosi profondi; allo stesso tempo l’attivazione delle valvole presenti nelle pareti dei vasi chiude nei tratti intermedi il flusso di sangue impedendone il refluire verso il basso e spingendolo verso l’alto con una nuova contrazione muscolare).

In base al grado di ristagno venoso si parla di insufficienza venosa cronica:

  • primitiva o primaria – quando vengono interessate le vene del circolo superficiale
  • profonda o secondaria – quando vengono interessate le vene del circolo profondo

 

La prima forma – IVC primaria – è anche quella riscontrata più spesso, sia negli uomini che nelle donne; le cause sono molteplici e coinvolgono:

  • diminuzione dell’elasticità e tono dei vasi venosi: nella tonaca dei vasi venosi vi è un aumento di collagene e una riduzione di elastina, il che rende le vene più rigide e meno distendibili (quindi con progressiva riduzione della loro capacità di tornare al diametro normale in seguito alla dilatazione durante ogni passaggio del flusso sanguigno)
  • alterazione della funzionalità delle valvole nelle pareti dei vasi: direttamente riconducibile alla perdita di elasticità e tono dei vasi, il processo di usura delle valvole comporta la loro difettosa chiusura permettendo un reflusso di sangue al contrario e al contempo un ristagno di fluidi nelle porzioni tra valvole adiacenti
  • aumento della pressione sanguigna dovuto all’alterato drenaggio nei vasi già indeboliti, che comporta l’aumento progressivo della loro dilatazione e alterazioni morfologiche e strutturali (sviluppo di vene varicose).

Il ristagno venoso superficiale interessa anche il microcircolo: la rete di capillari infatti si evidenzia di più (teleangiectasie), si sviluppa l’edema soprattutto a livello delle caviglie e si va incontro ad un processo infiammatorio generalizzato del plesso circolatorio superficiale (dovuto alle alterazioni degli interscambi a livello capillare).

La seconda forma – IVC secondaria – è decisamente più rara ma molto più grave: si parla di trombosi venosa profonda e la causa principale è la presenza di trombi (coaguli di sangue) all’interno dei vasi venosi profondi, che possono provocare l’occlusione – parziale o totale – del lume del vaso con conseguente rottura dello stesso.

Le cause della IVC secondaria sono multifattoriali e coinvolgono:

  • alterazioni del flusso ematico
  • stati di ipercoagulabilità
  • alterazioni morfologiche e strutturali dei vasi venosi profondi

 

La classificazione delle IVC

In base ai segni e sintomi manifestati, è stata messa a punto la classificazione delle IVC per gradi di sviluppo:

  • classe 0 – assenza di segni clinici visibili e/ palpabili
  • classe 1 – presenza di teleangiectasie/vene reticolari
  • classe 2 – comparsa di vene varicose
  • classe 3 – comparsa di edema
  • classe 4 – compaiono disturbi cutanei dovuti alla malattia venosa: ipodermite, eczemi, macchie più o meno estese
  • classi 5 e 6 – compaiono ulcere cutanee di varia entità, che in forma più grave presentano difficoltà a cicatrizzarsi

2. I FATTORI DI RISCHIO E MALATTIE CORRELATE DELL’INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA

Lo sviluppo di insufficienza venosa cronica ha una base di tipo genetico e ormonale; ai fattori di rischio intrinseci si aggiungono quelli estrinseci, modificabili:

  • ambiente e tipologia del lavoro svolto,
  • alimentazione e stile di vita, abitudini errate (sedentarietà, fumo, abuso di alcol ed a.),
  • ipertensione arteriosa essenziale,
  • patologie renali e cardiache croniche
  • condizioni patologiche metaboliche (diabete, obesità e sovrappeso),
  • disfunzioni tiroidee,
  • terapie farmacologiche a lungo termine (un ceno particolare va dato alla pillola anticoncezionale, il cui uso per mesi/anni comporta la fragilità capillare, diminuzione della resistenza dei vasi sanguigni, ritenzione idro-salina a livello periferico)

Durante la gravidanza, i cambiamenti ormonali e il continuo aumento del peso possono condurre allo sviluppo dello status di insufficienza venosa primaria, con sintomi come senso di pesantezza e stanchezza delle gambe, ristagno idro-salino con gonfiore delle caviglie e dei piedi, eritema e dolore oppure senso di addormentamento delle gambe: principalmente, le cause scatenanti sono

  • l’aumento di peso
  • l’aumento del volume di sangue circolante
  • l’aumento delle dimensioni dell’utero che inizia a comprimere le zone dove versano le vene cava ed iliache con conseguente riduzione del ritorno venoso dagli arti inferiori e comparsa di edema

3. I SINTOMI E SEGNI PIÙ COMUNI DELLA IVC

I sintomi generali della IVC sono:

  • dolore (localizzato o generalizzato, accompagnato da crampi diurni e/ notturni); acuto e cronico
  • edema generalizzato, gonfiori delle caviglie;
  • senso di pesantezza e calore;
  • prurito;
  • formicolii ed intorpidimenti della pianta dei piedi e delle dita o più generalizzate (in sede del dolore)

 

I sintomi compaiono e si aggravano soprattutto con lo stare a lungo in piedi; peggiorano durante la stagione calda; tendono a diminuire durante l’attività fisica.

Le manifestazioni cliniche variano a seconda dello stadio di sviluppo della malattia venosa: nei primi stadi si assiste allo sviluppo di teleangiectasie (capillari in evidenza, singoli o a rete, di colore rossastro-rosso o bluastro) mentre negli stadi più avanzati compaiono le varici, la dermatite, le ulcere cutanee (lesioni croniche he non tendono spontaneamente a cicatrizzarsi).

Le varici

La riduzione di elasticità delle pareti venose e la compromissione delle valvole porta alla formazione di varici: dilatazioni patologiche permanenti in uno o più tratti di una vena con riduzione della portata sanguigna sia in termini di flusso che di costanza.

Tra le cause più comuni dell’insorgenza della malattia varicosa si contano

  • fattori genetici ed ereditari
  • l’età (più colpita la fascia d’età sopra i 65anni) e sesso (più colpite le donne)
  • le condizioni metaboliche e fisio-patologiche (diabete, sovrappeso e obesità, stitichezza cronica, terapie farmacologiche invasive)
  • la condizione di ortostatismo prolungato (lavoro in piedi o seduti a gambe piegate, in ambito caldo-umido ecc)

4. LA DIAGNOSI DELLA IVC (ANAMNESI, ANALISI DEL SANGUE, INDAGINI E TEST)

La diagnosi della insufficienza venosa cronica viene eseguita dal medico specialista e si basa su

  • Visita specialistica con esame clinico obiettivo e raccolta dei sintomi e segni clinici (anamnesi)
  • Esami e test diagnostici (pletismografia, ecocolodoppler degli arti inferiori, angiografie con TAC o RM)
  • Analisi del sangue per approfondimento e per escludere altre cause o patologie (diagnosi differenziale)

L’esame strumentale più utilizzato per la diagnosi della IVC è l’ecocolordoppler venoso: usa gli ultrasuoni per visualizzare vene e arterie, misurando velocità e direzione del flusso sanguigno nei vasi e identificando reflussi, ostruzioni o varici.

La pletismografia rappresenta una tecnica di indagine non-invasiva che permette la valutazione della funzione del circolo venoso profondo e della circolazione arteriosa periferica misurando la variazione del flusso sanguigno nei vasi di sangue.

Le analisi ed esami del sangue che possono essere richieste dallo specialista come approfondimenti sono

 

La valutazione della funzione circolatoria periferica viene indicata quando vi sono segni e sintomi di sofferenza vascolare periferica: dolori alle gambe e crampi diurni/notturni, gonfiore alle caviglie o edema generalizzato delle gambe con senso di calore e pesantezza, teleangiectasie (rete capillare in evidenza sulla superficie cutanea), varici più o meno evidenti.

I valori riscontrati in seguito al monitoraggio della pressione arteriosa possono dare indicazioni sull’eventuale presenza di disturbi della circolazione periferica: valori appena fuori dai limiti normali superiori, costanti come letture, leggermente più alti verso sera soprattutto riguardo alla pressione diastolica, possono essere segno di insufficienza venosa periferica.

Nella diagnosi differenziale con l’insufficienza circolatoria arteriale (ICA) e con la malattia circolatoria linfatica (ML), i sintomi si valutano in base alla sede di comparsa, ai caratteri e alla relazione sforzo-riposo:

  • nella IVC il dolore è diffuso-gravativo, interessa polpaccio-caviglia-piede, compare in ortostatismo ed è alleviato dopo sforzo fisico e con la sopraelevazione degli arti;
  • le parestesie sono sentite soprattutto come formicolii e subentrano in tutta la zona del dolore;
  • l’edema interessa la caviglia, presenta le stesse caratteristiche del dolore, in generale è associata a sensazione di calore localizzato
  • il prurito generalizzato è un sintomo prevalente della IVC stadiale avanzata ed è un indice in più nella diagnosi differenziale nelle malattie da insufficienza circolatoria, osteoarticolare o nervosa.

5. CURA E PREVENZIONE DELLA IVC

L’approccio terapeutico per la cura e prevenzione dell’insufficienza venosa cronica tiene conto della gravità della condizione e si basa su interventi multicanale:

  • intervento chirurgico – indicato sotto stretto controllo specialistico, per gli stadi avanzati della malattia; utilizza tecniche ablative (di asporto di vena intera o dei soli segmenti compromessi – come ad esempio la safenectomia); oppure tecniche conservative (di conservazione delle vene con riparazione delle valvole incontinenti – la valvuloplastica)
  • utilizzo di calze a compressione graduata: sempre sotto controllo medico, l’uso di calze elastiche specifiche per la gestione dell’IVC primaria; esistono di varie categorie suddivise in base all’entità della compressione che esercitano; il loro funzionamento si basa sull’applicazione di una pressione esterna a livello della superficie cutanea, per controbilanciare la pressione eccessiva presente all’interno delle vene, migliorare la funzionalità della pompa muscolare e proteggere il microcircolo
  • terapie farmacologiche e complementari: utilizzo di antinfiammatori FANs per la gestione del dolore e dell’infiammazione, associando in prevenzione sostanze di origine naturale (quali flavonoidi, triterpeni, tannini, saponine) con azione antinfiammatoria tessutale e antiossidante, utili per contrastare i disturbi acuti e prevenire le recidive a lungo termine.

Gli integratori alimentari per i disturbi della circolazione

Tra gli estratti erbali più conosciuti ed utilizzati per combattere i disturbi della circolazione si contano quelli del rusco, la vite rossa, l’ippocastano, l’hamamelis, la centella asiatica, il mirtillo, il ginkgo biloba, il fieno greco, il meliloto: sono piante medicinali ricche in principi attivi con azione antiinfiammatoria, antiedemigena-drenante, antiossidante-detossinante, con effetto diretto contro la vasodilatazione periferica e indebolimento del plesso circolatorio.

Generalmente, questi estratti erbali sono ben tollerati e privi di reazioni ed effetti avversi; per la vite rossa non si conoscono controindicazioni maggiori, mentre il meliloto può interferire con i farmaci anticoagulanti derivati della cumarina e la centella invece può talvolta potenziare l’azione dei farmaci in terapia ormonale sostitutiva per la funzione tiroidea: spetta allo specialista decidere il percorso di cura e prevenzione, in base allo storico clinico e necessità di ogni persona.

Ambulatorio Pelizzo – Centro Infermieristico e Prelievi a Udine – pone a disposizione degli utenti il servizio di esami ed analisi del sangue standard con prelievo venoso tutti i giorni della settimana da lunedì a sabato mattina su prenotazione.

In Ambulatorio Pelizzo a Udine sono altresì disponibili tutti i servizi della sfera infermieristica, incluse le medicazioni e i bendaggi semplici e complessi, sia in sede di ambulatorio che a domicilio della persona assistita, da lunedì a sabato mattina previo appuntamento.
 
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