Il termine ‘’malattie cardiovascolari’’ – MCV – indica in modo generico la classe delle patologie a carico del cuore e del sistema circolatorio; come malattie croniche non trasmissibili a decorrenza degenerativa, di altissimo impatto socio-sanitario in tutto il mondo.
Ad oggi si ritiene più corretto il termine ‘’malattie cardio-cerebro-vascolari’’, il quale include necessariamente il gruppo delle patologie vascolari del cervello.
Una definizione esaustiva delle malattie cardiovascolari si ritrova nella Sezione 11 della ICD (International Classification of Diseases, ICD-11* – *https://www.who.int/standards/classifications/classification-of-diseases)
La Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie, coniata da OMS, indica le MCV come patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni (macro e microcircolo arterioso e venoso), congenite e acquisite, acute e croniche a decorrenza degenerativa (https://www.salute.gov.it/new/it/tema/malattie-cardio-cerebrovascolari/)
La versione ICD-11 OMS è la più recente, entrata in vigore nel 2022; completamente digitalizzata e multilingue, fornisce i codici per milioni di condizioni cliniche, supportando la condivisione di dati sanitari standardizzati e permettendo di monitorare le malattie, registrare le cause di morbilità e mortalità e definire le strategie per le politiche sanitarie a livello globale.
Nella ICD-11 OMS le patologie cardiocerebrovascolari sono classificate in una prima lista generale di categorie in base al tipo di dànno d’organo che provocano:
*FA – fibrillazione atriale:
maggiori info sulla FA: leggi l’articolo
Un ceno particolare è dato alle malattie del cuore e dei vasi sanguigni in gravidanza, un tema complesso e con svariate ramificazioni che riguardano sia le mamme che soprattutto i bambini sin dalla fase intrauterina e fino allo sviluppo in età adolescenziale.
Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la causa numero 1 di morbilità e mortalità nel mondo; anche in Italia, la prevalenza e l’incidenza delle malattie cardiovascolari rimangono altissime, occupando il primo posto per numero complessivo, in termini sia di mortalità che di morbilità.
Secondo il più grande studio osservazionale durato 33 anni (Global Burden of Disease, GBD 1990-2023) i cui risultati sono stati pubblicati sulle riviste di rilievo (The Lancet, ottobre 2025; Journal of the American College of Cardiology, novembre 2025), le patologie cardiovascolari sono ancora oggi la principale causa di mortalità e morbilità nel mondo, in gran parte (circa l’80%) imputabile a fattori di rischio modificabili che includono lo stile di vita errato e alimentazione nonché l’inquinamento ambientale.
Lo studio, frutto della collaborazione tra varie Società ed Enti (come JACC, NHLBI-NIH) e coordinato da Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), ha messo in evidenza che nella maggior parte dei Paesi che hanno partecipato all’indagine, il carico per le patologie cardio-cerebro-vascolari ha avuto un trend sempre crescente, le cause basandosi su una combinazione tra l’esposizione ai fattori di rischio, la crescita demografica e l’invecchiamento della popolazione (l’aumento dell’età media di vita).
Il GBD 2023 ha confermato inoltre una crescita esponenziale delle malattie croniche e condizioni metaboliche favorenti (diabete, obesità e sovrappeso) specialmente nei Paesi in via di sviluppo e a reddito medio.
Per l’Italia, il GBD 2023 riporta tra i dati quelli riguardanti
I principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari nella popolazione italiana sono
Complessivamente più di 4 persone su 10 hanno almeno tre dei fattori di rischio cardiovascolare menzionati sopra e solo una piccolissima quota (meno del 3%) risulta del tutto libera dall’esposizione al rischio cardiovascolare noto.
Fonte: https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/imported/C_17_pubblicazioni_2606_allegato.pdf
Alla base dell’insorgenza delle malattie cardiovascolari sono state identificate le principali cause che si configurano in
fattori di rischio non modificabili:
fattori di alto rischio modificabili:
Un ceno particolare va dato all’ipertensione arteriosa:
L’elevata pressione del sangue nelle arterie (≥ 140/90 mmHg) è uno dei fattori di rischio cardiovascolari più importanti ed è molto diffuso nella popolazione.
Complessivamente il 31% della popolazione italiana è iperteso e il 17% è border-line. Negli uomini i valori sono più elevati nel Nord-Est (37%) e nel Nord-Ovest (32%), nelle donne al Sud (34%) …i valori aumentano con l’avanzare dell’età e nelle donne l’aumento legato all’età è particolarmente evidente dopo la menopausa(…); circa un terzo delle persone ipertese non sa di esserlo (fonte: Istat 2025).
Come ormai ben risaputo, per ipertensione arteriosa si intende la condizione in cui si verificano innalzamenti dei valori pressori oltre la soglia considerata normale (120-129 mHg sistolica e 80-84 mHg diastolica), in seguito a misurazioni eseguite in sequenza in ambulatorio medico e con monitoraggio domiciliare su indicazione e sotto controllo medico.
Classificazione dell’ipertensione arteriosa secondo le Linee guida 2023 ESH
Categoria | Pressione sistolica (mmHg) | Pressione diastolica (mmHg) |
Ottimale | <120 e | <80 |
Normale | 120-129 e | 80-84 |
Normale – Alta | 130-139 e/o | 85-89 |
Ipertensione di grado 1 | 140-159 e/o | 90-99 |
Ipertensione di grado 2 | 160-179 e/o | 100-109 |
Ipertensione di grado 3 | ≥ 180 e/o | ≥ 110 |
Ipertensione sistolica isolata | ≥ 140 e | ≤ 90 |
Ipertensione diastolica isolata | <140 e | ≥ 90 mmHg |
Tra i segni clinici e sintomi ricorrenti più comuni che devono essere considerati e riportati al medico curante si riconoscono:
Nell’ottica della prevenzione nelle MCV – sia come quadro clinico sia riguardo i maggiori fattori di rischio predisponenti (soprattutto l’ereditarietà e l’età) – si parte sempre dallo stile di vita e le abitudini alimentari, apportando delle correzioni in ordine di diminuire le cause esterne e i fattori modificabili di rischio MCV:
Nell’ambito delle malattie cardio-cerebro-vascolari, la prevenzione e controllo prevedono varie fasi da attuare in base al quadro clinico e caratteristiche individuali:
PREVENZIONE PRIMARIA
– si riferisce al controllo generico dello stato di salute, con particolare attenzione a chi presenta fattori di rischio
– indica di effettuare il monitoraggio almeno 1 volta all’anno per tutte le persone sopra i 18 anni, con
PREVENZIONE SECONDARIA
– si riferisce al controllo specifico dello stato di salute delle persone già affette da una malattia cardiovascolare, per monitorarne l’andamento e prevenirne il peggioramento
– indica di effettuare il monitoraggio da 1 a 2 volte all’anno (o personalizzato), con
PREVENZIONE TERZIARIA
-si riferisce al monitoraggio intensivo della malattia CV, soprattutto dopo interventi chirurgici e durante la terapia farmacologica, con analisi del sangue approfondite ed indagini specifiche per valutare il dànno d’organo e controllare gli effetti della terapia
-il monitoraggio è tarato specificamente per ogni caso clinico in parte
– oltre alle analisi del sangue generiche e specifiche, lo specialista curante indicherà di eseguire le indagini più appropriate (esami di secondo grado quali ECG e holter, esami per immagini – TAC, RM, scintigrafia..) nonché avviare il controllo intensivo della aderenza terapeutica (modi e tempi di somministrazione dei farmaci in prescrizione).
Nell’ottica della prevenzione primaria un posto centrale lo occupa la correzione del regime alimentare con le modifiche idonee della dieta quotidiana e delle abitudini alimentari, eventualmente con l’aiuto del biologo-nutrizionista per stilare il piano dietetico-nutrizionale più corretto in base alle esigenze individuali ed al quadro clinico del paziente.
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fonti essenziali
msdmanuals.com
www.salute.gov.it/portale/alleanzacardiocerebrovascolari/homealleanzacardiocerebrovascolari.jsp
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